Amministratore di Dio

Publish date 27-03-2019

by Domenico Agasso Jr

di Domenico Agasso Jr - Deve essere umile e mite. Un servitore. Un «amministratore di Dio». Non del potere o «delle cordate». Assolutamente non deve essere un principe. Nè un affarista gestore di «beni» attaccato ai soldi. Papa Francesco, nella Messa del 12 novembre 2018 a Casa Santa Marta, ha delineato il profilo del vescovo, fondamentale per «mettere ordine nella Chiesa».

La sua riflessione parte dalla Lettera di san Paolo apostolo a Tito. Il Vescovo di Roma usa le parole «fervore» e «disordine» per descrivere la nascita della Chiesa, ricordando pure le «cose ammirabili» realizzate: «Sempre c’è confusione – dice – la forza dello Spirito, disordine e non dobbiamo spaventarci», perché in realtà «è un bel segno». Jorge Mario Bergoglio assicura che «mai la Chiesa è nata tutta ordinata, tutto a posto, senza problemi, senza confusione, mai. Sempre è nata così». E la confusione, «questo disordine, va sistemato».

Perciò san Paolo lascia Tito a Creta per mettere ordine, ricordandogli che la «prima cosa è la fede». Allo stesso tempo fornisce alcuni criteri e istruzioni sulla figura del vescovo.
La definizione che dà è «“amministratore di Dio”, non dei beni, del potere, delle cordate, no: di Dio. Sempre deve correggere se stesso e domandarsi: “Io sono amministratore di Dio o sono un affarista?”. Il vescovo è amministratore di Dio». Quindi è chiamato a essere «irreprensibile: questa parola è la stessa che Dio ha chiesto ad Abramo: “Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile”. È parola fondante, di un capo».

Il Papa aggiunge che un pastore non deve essere arrogante né superbo, non collerico e non dedito al vino, uno dei vizi più frequenti al tempo di san Paolo; e, come il Pontefice ribadisce spesso, un vescovo non deve essere affarista né attaccato al denaro. Un vescovo così, anche con uno solo di questi difetti, sarebbe «una calamità per la Chiesa». Deve invece essere pronto a «dare ospitalità, amante del bene, assennato, giusto, santo, padrone di sé, fedele alla Parola degna di fede che gli è stata insegnata». Così è un vero servitore del Signore. Questo è «il profilo del vescovo.

E quando si fanno le indagini per l’elezione dei vescovi, sarebbe bello fare queste domande all’inizio per sapere se si può andare avanti in altre indagini. Ma, soprattutto, si vede che il vescovo deve essere umile, mite, servitore, non principe. Questa è la Parola di Dio. “Ah, sì, padre, questo è vero, questo dopo il Vaticano II si deve fare…”– “No, dopo Paolo!”. Non è una novità postconciliare questa – afferma Francesco – Questo è dall’inizio, quando la Chiesa si è accorta che doveva mettere in ordine con vescovi del genere».

Domenico Agasso Jr
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Rubrica di NUOVO PROGETTO

 

 

 

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