Noi ci siamo
Publish date 16-11-2025
Arrivando in Giordania, prima di poter accogliere le persone che la vita ci ha fatto incontrare, ognuno di noi ha sperimentato l’essere accolto. Accolto da un Paese, da una comunità, da persone che ci hanno voluto bene e fatto sentire a casa
All’inizio dell’estate, due degli educatori che lavorano con noi sin dall’inizio hanno raccontato la loro esperienza all’Arsenale dell’Incontro condividendo il medesimo sentire.
Li incontriamo direttamente attraverso le loro parole.
«La mia esperienza dell’Arsenale dell’Incontro è l’esperienza di un luogo in cui ti senti al sicuro. Sono arrivato qui appena laureato, ero giovane, e prima ancora che di un lavoro ero alla ricerca di un posto che mi accogliesse, un luogo in cui mettere radici e che mi desse tranquillità.
Avevo dentro il timore di non trovarlo... ma quando sono arrivato qui ho sentito subito che questa casa era casa mia.
Oggi – dopo 18 anni – sento ancora che è così, che l’Arsenale dell’Incontro è un posto sicuro, per me ma anche per i bambini e i ragazzi che accogliamo. Anche agli occhi di chi incontriamo, in modo diretto o indiretto, il Sermig è un luogo che dà tranquillità, perché è pronto ad accogliere qualsiasi persona.
Questa casa ci accoglie prima ancora che per il ruolo che abbiamo (educatori, bambini, genitori...) come persone, a 360 gradi. Negli anni sento che questo stile è diventato un passo alla volta anche il mio: cercare di vivere nella pace. E vedo che questo stile traspare anche negli occhi delle persone che accogliamo.
La gente intorno a noi ha imparato a capirlo, a farlo suo, a riconoscerlo nei servizi che offriamo».
(Ghassan)
«L’Arsenale dell’Incontro è un luogo che amo molto, in cui mi sento a casa perché sento che mi assomiglia, è parte della mia famiglia, della mia casa. Questa è la ragione che mi ha fatto rimanere qui così a lungo, da quando mi sono laureata fino a oggi. E sono passati 17 anni.
Sono molto riconoscente del percorso che ho fatto qui, quando sono arrivata ero piccola io ed era piccola questa casa, siamo cresciute insieme.
Ogni volta che guardo oggi l’Arsenale dell’Incontro sono davvero grata per quanto ha potuto crescere.
A chi mi chiede come mai sono rimasta sempre al Sermig, rispondo: perché sento che qui posso crescere, è il luogo in cui ho visto più accoglienza per le persone, e sento che crescendo qui scopro anche me stessa, nel servizio con i bambini e nella relazione con le persone della Fraternità.
Quello che trovo qui non l’ho visto in nessuna scuola o centro che ho visitato in questi anni. E una cosa che apprezzo moltissimo è che tutte le persone del Sermig che sono passate da qui in questi anni le vedo tutte prendersi cura di noi e di questa casa sotto ogni aspetto, in un modo completo. È questo è prezioso».
(Alà)
È stato commovente durante le attività estive veder vivere questa “accoglienza che accoglie” anche dai ragazzi con disabilità che frequentano l’Arsenale. Gli educatori gli hanno proposto una volta alla settimana di essere loro a prendersi cura e far giocare i bambini più piccoli. Lo hanno fatto con la naturalezza e con la gioia di chi si sente a casa.
Accolti, accogliamo
La Fraternità del Sermig in Giordania
Focus
NP agosto/settembre 2025




